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La visita di Mons. Sarnelli nel 1699

Giungendo alle soglie del sec. XVIII, otteniamo notizie più numerose e precise in ordine alla nostra confraternita, desunte dalla visita pastorale del 1699 compiuta da mons. Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie, per mandato del vescovo di Molfetta mons. Bellisario de Bellis. La confraternita della morte fu visitata dal vescovo biscegliese il 4 giugno 1699 e dall' incontro con il priore, maestro Francesco de Leone, Sarnelli potè stendere una relazione particolareggiata sullo stato della confraternita a novant' anni quasi dalla sua fondazione. I confratelli non possedevano alcun documento probante la data di fondazione del sodalizio, tuttavia era ritenuto tra i più antichi della città. Conoscevano la sua aggregazione all' arciconfraternita di S. Maria dell' Orazione e Morte di Roma avvenuta il 28 gennaio 1614, avendo ottenuto un duplicato del documento di aggregazione, datato 25 agosto 1695, ed avevano esposta una tabella con le indulgenze ottenute in seguito all' aggregazione. La confraternita non possedeva statuti, ma era consuetudine che si eleggessero gli officiali con voto segreto ad aures episcopi nella festa dei Santi Pietro e Paolo. Officiali erano il priore, un cassiere e un cancelliere, ma vi erano anche un avvocato e un notaio con funzione di procuratore. I confratelli erano in numero di cinquanta e quando un socio entrava a far parte del sodalizio, versava alla cassa quattro ducati, per i quali godeva in morte di sessanta messe in suffragio della sua anima, mentre per la moglie ne sarebbero state celebrate altre venti. Il sacco dei confratelli era sempre quello nero con il cappuccio e con l' emblema della confraternita sul petto: il cranio con una croce sovrapposta.
Con esso partecipavano alle processioni e ai funerali recando anche un vessillo di damasco violaceo che riportava da una parte l' immagine della Morte, dall' altra quella di S. Maria del Pianto. Possedevano anche una immagine del crocifisso decorata di un drappo di seta aurifregiato. Era consuetudine che ogni confratello venisse sepolto con il proprio sacco.
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Gli "exercitia spiritualia" consistevano fondamentalmente nella sepoltura dei poveri, per i quali mons. Sarnelli contava già sette sepolcri nella chiesa di S. Maria del Pianto, ma gli atti della visita suggeriscono elementi nuovi costituenti la spiritualità o la "devotio" dei confratelli, che rivelano l' accostamento operato fra il servizio funebre e la preghiera di suffragio con il mistero della passione e morte di Gesù. Sull' altare della chiesa vi era un quadro rappresentante la deposizione di Gesù, il cui corpo era sorretto dalla Madre Maria, attorniata dalle pie donne; sotto il quadro, custodita da un vetro, la statua di Cristo morto. Nella chiesa vi erano più immagini di santi e quattro "tabulae" raffiguranti i primi misteri dolorosi. In prossimità del coretto, Sarnelli osservò due angeli recanti fra le braccia gli strumenti della passione, mentre nello stesso coretto vi era un quadro con le anime purganti.
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La confraternita aveva sovrapposto all' antico titolo quello di "S. Maria del Pianto" lasciando intendere una disposizione particolarmente devota nei confronti di Maria, Vergine Addolorata, ma aveva assunto quale propria patrona S. Maria Maddalena, di cui celebrava la festa e per la quale aveva ottenuto l' indulgenza plenaria settennale. Probabilmente di questa santa i confratelli tendevano ad imitarne lo spirito di conversione e di penitenza, così come era presentato dall' agiografia del tempo.
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Quanto al reddito la confraternita ricavava ogni anno dai propri beni (stabili, case e terreni) 64 ducati ed altri trenta dalle elemosine e dalle associazioni funerarie. Aveva un onere di 117 messe di legati pii e doveva retribuire l' abate beneficiario Gavedone. Tre libbre di cera bianca lavorata erano dovute al monastero di S. Pietro quale annuo censo per l' uso della chiesa di S. Maria del Pianto.
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- Testo tratto dai Quaderni dell' Archivio Diocesano di Molfetta
- "La Confraternita della Morte di Molfetta nei secoli XVII - XVIII"
- di don L. M. de Palma, Edizioni Mezzina Molfetta, Aprile 1984.
N.B. - Tutte le foto provengono dall' archivio privato del dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

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