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La visita di Mons. Salerni nel 1715

La visita di mons. Fabrizio Antonio Salerni, compiuta il 29 novembre 1715, aggiunge altre notizie a quelle fornite dalla visita di mons. Sarnelli.
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Dalla copia di un documento trascritto nella platea dei beni appartenenti alla confraternita essa risultava fondata, con il consenso di mons. Bovio, nella chiesa di S. Maria del Pianto il 26 aprile 1613 e aggregata all' arciconfraternita romana nel 1614. I nuovi confratelli pagavano cinque ducati al loro ingresso nella confraternita, mentre i figli dei confratelli, preferiti agli altri, versavano solo venticinque carlini; i sacerdoti divenuti confratelli non offrivano alcuna elemosina, ma erano tenuti a celebrare due messe per i confratelli defunti. Il numero dei confratelli era di centosedici, di cui venti gli ecclesiastici. Appare più evoluta invece la serie delle iniziative fatte proprie dalla confraternita, che intraprese a celebrare la festa dei dolori della Beata Vergine Maria accanto a quella di S. Maria Maddalena. Senza trascurare la sepoltura dei poveri, aumentò il culto in suffragio di essi e dei confratelli defunti: nel giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti si celebrava la messa di suffragio, come per tutta l' ottava, e i confratelli recitavano anche l' officiatura propria dei defunti; così pure dopo la festa di S. Maria Maddalena e nell' anniversario della Morte di ciascun confratello. Inoltre la confraternita prese a stanziare aliquum subsidium per la liberazione dei prigionieri, probabilmente catturati dai turchi, ed anche per i poveri e per i confratelli indigenti.
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Ultima iniziativa intrapresa dai confratelli, divenuta tradizione secolare della città, è quella della processione nella sera del Venerdì Santo nella quale si recavano per la città alcune statue rappresentanti la passione di Gesù. Dalla visita locale di mons. Salerni risulta che all' interno della chiesa della Morte, ex parte epistulae, vi era un armadio nel quale erano custodite le statue, mentre in uno stipes concavus c' era la statua lignea di Cristo morto. Dall' inventario degli oggetti di proprietà della confraternita, presentato al vescovo per la visita reale, si ricava che vi fosse una statua della Madonna dei sette dolori, per la quale la confraternita possedeva una veste, un busto, due maniche, un velo e un manto; similmente per la statua della Veronica vi erano una veste, un busto, due maniche, un velo e il sudario; si conservavano anche due parrucche. Altre statue sono descritte come Cristo al Calvario e S. Maria del Pianto (*).
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(*) La distinzione operata fra la statua della Madonna dei sette dolori e quella di S. Maria del Pianto lascia intendere quest' ultima come facente parte del gruppo della deposizione, denominata oggi: Pietà.
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Nella chiesa si custodiva una croce grande per la processione del Venerdì Santo.
Negli atti del Sinodo di mons. Salerni del 1726 "per contenere lo zelo e per moderare le iniziative individuali e di gruppo, fu stabilita la norma che non si potevano introdurre nuove processioni senza licenza vescovile e pertanto se ne stabilivano ventisei in tutto l' anno (...) di tutte si stabiliva l' itinerario e se ne nominavano i direttori". Pertanto il tragitto della processione viene così descritto:
"la sera del Venerdì Santo esce dalla Chiesa della Morte per la strada di S. Lorenzo, va per la piazza, per il Salvatore, passa per la Catedrale, si avvia per S. Girolamo, per S. Pietro, per la Mente, esce per il Borgo, rientra per la Porta del Castello, e per li molini torna alla medesima Chiesa".
Accanto alla processione dei misteri dolorosi predisposta dalla confraternita di S. Stefano nel vespro del Venerdì Santo, già attestata dalla visita del 1614 di mons. Bovio, troviamo, a circa un secolo di distanza, un' altra processione svolta nel triduo pasquale, organizzata dalla confraternita della Morte e sempre in relazione con la passione di Gesù (*).
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(*) In base alla presente documentazione non si può stabilire nè escludere che anche la statua della Madonna dei sette dolori fosse portata in processione il Venerdì Santo. La presenza di questa statua avrebbe comunque un logico inserimento nel quadro delle immagini proposte dalla processione, poichè da una parte ci sarebbe il gruppo composto dal Cristo deposto tra le braccia di Maria, dall' altra l' incontro di Cristo che sale il Calvario carico della croce, con la Madre e una pia donna che, secondo la tradizione popolare, gli asciugò con un lino il volto ferito.
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Quanto ai redditi annui la confraternita ricavava da alcuni stabili ducati 37 e grana 45; dal fitto di case ducati 59 1/2, dai censi ducati 116 e grana 34, dalle elemosine e dalle associazioni funebri circa 30 ducati. Era inoltre depositata una somma di ducati 55,44 per la quale, non avendo da molti anni provveduto gli officiali, mons. Salerni ordinò che fossero riscossi gli interessi ammontanti a circa duecento ducati. Ogni anno dovevano essere celebrate 356 messe per legati pii; si spendevano 70 ducati per la cera, compresa quella necessaria per la festa della Purificazione e per la processione del Venerdì Santo, ed altri 20 per la festa di S. Maria Maddalena; 20 ducati erano spesi pro refectionibus domorum, et parietarum vinearum ac pro redimendis captivis, mentre per le suppellettili della sagrestia si spendevano circa 20 ducati.
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La confraternita possedeva una platea dei beni di sua proprietà, un libro delle significatorie e un altro delle conclusioni con l' archivio delle varie scritture. Mons. Salerni stabilì che si conservasse anche una tabella con i nomi dei confratelli e un nuovo libro in cui si annotassero le messe celebrate. L' inventario degli oggetti di proprietà della confraternita si era notevolmente accresciuto e contava numerosi oggetti d' argento.
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Confrontando i dati forniti dalle visite di Sarnelli e Salerni appare subito evidente il cammino percorso in pochi anni dal nostro sodalizio. Il numero dei soci è sensibilmente aumentato, si è creata una certa tradizione familiare in ordine all' ingresso di nuovi confratelli, i redditi e i beni sono stati incrementati. Senza dimenticare lo scopo originario della confraternita, seppellire "i morti per l' amor di Dio", la devozione dei confratelli si spinge di più verso il culto mariano e la meditazione sulla passione e morte di Gesù; pur mantenendo la festa di S. Maria Maddalena, viene introdotta quella dei dolori della B. V. Maria, mentre si spendono più soldi per l' acquisto o la commissione delle statue e l' organizzazione della processione del Venerdì Santo. La confraternita si arricchisce di nuovi capitali, segno ne sono i nuovi redditi e i depositi, nonchè dell' archivio che contiene una platea dei beni e l' inventario degli oggetti di culto; può provvedere all' assistenza dei poveri e dei confratelli bisognosi ed anche concorrere al riscatto dei prigionieri.
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Resta però da stabilire se allo sviluppo economico sia corrisposta anche una crescita spirituale dell' associazione. La visita di mons. Salerni non fornisce notizie a riguardo con riferimento particolare alla nostra congrega, ma dai decreti generali per le confraternite molfettesi emergono le preoccupazioni più pressanti del Vescovo. In alcune confraternite i soci erano più del numero fissato, ma ciò era andato a scapito del fervore con cui si viveva il culto e lo spirito del servizio proprio di ciascuna confraternita; l' amministrazione degli affari economici rivelava alcune negligenze "che cagionavano grave pregiudizio, e danno". Per ovviare a tali inconvenienti mons. Salerni stabilì il blocco delle ammissioni di nuovi soci e ribadì l' espulsione degli assenti ingiustificati; pose sotto la propria tutela i capitali liquidi e dettò alcune norme per il loro uso; pretese l' aggiornamento dei registri contenenti i beni immobili e fissò un limite alle spese che gli officiali avrebbero potuto compiere senza l' assenso dell' assemblea dei confratelli.
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In questo nuovo clima la confraternita della Morte dovette ben presto, sotto la spinta del potere regio, procedere alla stesura del suo statuto per determinare giuridicamente gli scopi della sua esistenza, i compiti dei suoi officiali, i criteri di accettazione dei nuovi soci, gli ambiti del suo servizio, i momenti comuni della sua fede.
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Su questi ultimi, prima di passare al tema dello statuto, è necessario soffermarsi per annotare un episodio abbastanza interessante della vita della confraternita: il pellegrinaggio in Roma per l' Anno Santo. Era consuetudine che le Arciconfraternite romane invitassero e ospitassero le confraternite affiliate per l' occasione del Giubileo e così avvenne per l' anno Santo del 1750. L' Arciconfraternita di S. Maria dell' Orazione e Morte rivolse l' invito alla confraternita molfettese; il priore Vito de Gaudio, con lettera del 20 febbraio 1749, accolse l' invito riservandosi di comunicare il numero dei confratelli partecipanti al pellegrinaggio, al quale presero parte diciotto confratelli, "Persone di tutta probità, fra' li quali vi sono de Sacerdoti, e portono con essi loro, cinque persone di servitù". Il gruppo sarebbe partito agli inizi di aprile, infatti il giorno 11 aprile 1750, da Napoli Felice Viesti, rettore, notificò all' arciconfraternita romana che i pellegrini molfettesi sarebbero partiti dalla capitale partenopea il 15 dello stesso mese e con un giorno di anticipo avrebbero annunziato l' arrivo nell' Urbe. Lo stesso invito fu mandato dall' Arciconfraternita romana per l' Anno Santo del 1825 e l' episodio si è rinnovato per il Giubileo straordinario del 1983.
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- Testo tratto dai Quaderni dell' Archivio Diocesano di Molfetta
- "La Confraternita della Morte di Molfetta nei secoli XVII - XVIII"
- di don L. M. de Palma, Edizioni Mezzina Molfetta, Aprile 1984.
N.B. - Tutte le foto provengono dall' archivio privato del dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

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