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La visita di Mons. Salerni

La relazione della visita di mons. Salerni, effettuata il 16-9-1715, è più succinta e schematica di quella di mons. Sarnelli, ma riporta alcune notizie nuove su e realtà che il vescovo biscegliese non potè vedere durante la sua visita perchè al tempo non ancora presenti nell' ambito della chiesa.
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Salerni non registra il numero delle sepolture poste sotto il pavimento, ma attualmente se ne possono contare ben dieci, delle quali la più grande (il cemeterium descritto anche da Sarnelli) si estende per metà della lunghezza della chiesa, partendo dal muro perimetrale occidentale in corrispondenza dell'unico altare. Sulla parete alla destra dell' altare, di fronte alla porta meridionale su via Morte, Salerni lesse una nuova epigrafe apposta su una lapide, che recava scolpito in alto un bassorilievo raffigurante il trionfo della Morte: uno scheletro coronato che con una mano reggeva una lunga falce, con l' altra mostrava una clessidra e ai suoi piedi erano deposte tiara, corona e mitra. L' epitaffio recita così:
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D(EO) O(PTIMO) M(AXIMO) / FLORIDUS LIBERAT / VERE FLORIDUS VERE LIBERALIS / HUIC MORTIS DELUBRO / PLURA VIVENS ORNAMENTA / ET SAXUM HOC SEPULCRALE / DONAVIT ANNO DOMINI / MDCIC.
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Questo Floridus Liberati, con molta probabilità confratello, giustamente godeva dei titoli di floridus e liberalis attribuitogli dalla lapide, poichè non solo deve aver donato, quale benefattore insigne, molti ornamenti per il tempio della Morte e meritato perciò l' unico ricordo lapideo che si conosca di un confratello, ma addirittura godeva di duecento messe in suo suffragio, il legato più ingente che la confraternita possedesse.
Salerni ritrovò addossato alla parete opposta all' altare l' armadio delle scritture appartenenti alla chiesa e alla confraternita posto sotto il coretto della chiesa, mentre osservò sulla parete di sinistra (ex parte epistulae) un altro armadio nel quale erano custodite le statue che si recavano in processione la notte del Venerdì Santo, ma di esse non dette alcuna descrizione. Dell' altare il visitatore vide la tela del Cristo deposto tra le braccia della Madre con accanto S. Maria Maddalena e le pie donne, non precisa invece la posizione dello "stipes cavus" in cui si custodiva la statua lignea del Cristo morto.
Ai lati dell' altare vi erano ancora altri armadi per la suppellettile sacra con una mensola per i paramenti del sacerdote celebrante. L' altare era privilegiato nelle ferie seconda e sesta della settimana e, come già aveva segnalato mons. Sarnelli, la chiesa non era stata ancora dedicata. L' onere delle messe per i benefattori ammontava al numero di trecentocinquantasei. Il cappellano della chiesa, "nutu Confraternitatis amovibilis", era in quell' anno don Francesco Antonio De Dato.
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- Testo tratto dai Quaderni dell' Archivio Diocesano di Molfetta
- "La Confraternita della Morte di Molfetta nei secoli XVII - XVIII"
- di don L. M. de Palma, Edizioni Mezzina Molfetta, Aprile 1984.
N.B. - Tutte le foto provengono dall' archivio privato del dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

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